Thursday, October 23, 2008

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.. e mandi la

.. e mandi la sua lettera a Brescia, dove io manderа a levarla, e sulla soprascritta metta il nome del mio casato a rovescio.»

Come rimanesse donna Paola al ricevere questa lettera, и facile imaginarlo. - Il primo pensiero fu di recarsi tosto a spargere qualche conforto fra coloro che dovevano vivere in angustie per la partenza della contessa. Ma poi riflettи che ne potevano scaturire guai piщ serj, e che prima di parlare alla madre e al marito della contessa erano indispensabili altri provvedimenti. - Intanto credette bene di rispondere subito a donna Clelia, e di trovare il modo perch'ella si ricoverasse in luogo sicuro, dove potesse guardarsi e dalla passione propria e dall'ira gelosa del conte. - Le scrisse dunque di volo una lettera il cui tenore era questo:



«Donna tanto infelice quanto a me cara!

«Se la sventura vi ha visitata, voi dovete essere piщ forte della sventura. - Se abbiate ben operato ad abbandonare la vostra casa, nella pericolosa e speciale condizione in cui versate, non mi attenterт di recarne giudizio. Ma quand'anche aveste fatto il peggio, la Provvidenza metterа un riparo a tutto. Vi ringrazio, cara donna, che il vostro primo pensiero sia stato quello di scrivere a me, ed io vi mostrerт la mia gratitudine col fare tutto quello ch'io potrт per voi. Di questo potete vivere sicurissima, e se per ora non vi и dato altro conforto, questo vi sia almeno intero. Da piщ parole della vostra lettera, io scorgo che il vostro cuore, piщ assai che dalla medesima sventura e dall'onta, и penetrato da un pensiero troppo costante verso chi и vostro obbligo assoluto di dimenticare. - Cara la mia donna, il tempo guarisce di grandi piaghe, e vogliate aver fiducia nel tempo: ma credetemi, che per tornare a rialzarvi in dignitа di donna onorata, e costringere il mondo, che si appaga di maldicenza e di disprezzo, a tacere e a rispettare, ve l'ho giа detto, conviene che la vostra vita da quest'ora in poi proceda inalterabile e senza un rimprovero. Allora voi troverete che il mondo и qualche volta tanto giusto ne' suoi giudizj, quanto piщ spesso и precipitoso e spietato. Allora verranno i giorni in cui amerete la stessa sventura, perchи per suo mezzo sarа scaturita la vostra felicitа.

«Ma pace per ora, la mia cara donna, pace e coraggio...; e giacchи non avete ancor ben determinata la meta a' vostri passi, e fuggite cosм a caso, cacciata dalla sola disperazione; e la solitudine potrebbe trarvi a malissimo partito, Dio vi guardi dalle funeste tentazioni della solitudine! Io scrivo in sull'istante ad una famiglia virtuosissima di Venezia, quella dove fui accolta io stessa con caritа d'affetto, quando ci capitai da Milano, fuggita da chi mi teneva in ingiusta prigionia; che rividi, come tornai da Roma, e che l'anno scorso fu a visitarmi a Milano, con sempre costante amorevolezza. Voi dunque avete a recarvi colа, e, a tale oggetto, v'accludo un foglio perchи siate riconosciuta e accolta e abbracciata e consolata, e forse guarita coll'insistenza delle cure amorose. Ricevuta questa, rispondetemi di volo, e Dio vi benedica.



«PAOLA PIETRA»



Questa lettera giunse a suo luogo a Brescia, e presto arrivт nelle mani della contessa Clelia, la quale tosto rispose alla donna pietosa con effusione d'affetto, e coll'accettare il partito proposto. Cosм ella recossi a Venezia, dove infatti fu accolta con ogni maniera di affettuose dimostrazioni in quella casa a cui donna Paola aveala raccomandata.

Ma chi avrebbe detto che il destino, cosм spesso strano e capriccioso, come talvolta provvido, della dimora di donna Clelia a Venezia doveva valersene per iscoprire i capi del filo a cui s'attiene il fatto principalissimo del nostro racconto, e quello per cui sino ad ora avvenne tutto quello che avvenne? chи il lettore, dato che, per un caso de' piщ strani, abbia preso interesse a quest'istoria, non deve obbliare che, nella stanza vicina a quella dove giaceva il defunto marchese F... erano state trafugate delle carte; che probabilmente tra quelle ci doveva essere un testamento; che se era stato commesso un delitto di tanta gravezza, qualcuno necessariamente doveva averlo commesso e, se non di certo a Milano, in qualche parte del mondo colui doveva bene esistere e starsene cheto.





IX



Or lasciamo per poco Milano, la Babylo minima di Ugo Foscolo, e rechiamoci a Venezia, la cittа adottiva del chiaro di luna, del romanticismo convenzionale e degli amori pseudo-platonici. O Venezia! Oppure Vinegia, come noi preferiamo di chiamarti per appagare un nostro gusto da antiquario, quante fantasie di poeti hai tu stancate; quanti romanzieri hai raggirati lontano dal vero, attraverso all'inestricabile labirinto delle tue calli; a quanti esageratori di professione hai fatto prestito grazioso della tragica tinta de' tuoi palagi secolari e dell'onda stigia de' tuoi rii, saturi di gas fosforici e di quel jodio che и tanto lodato per la cura della scrofola! Quante bugie, senza tua colpa, hai fatte pronunciare agli storici, che pure, con un coraggio da leone, s'incaricano di dire la veritа! Quanti femori e coscie e stinchi hai tu infranto colla pietra bianca de' tuoi ponti traditori! A quanti giovinotti hai fatto perdere l'appetito e la salute ricoverandoli insidiosamente sotto al felze delle tue gondole! Quanti odorati squisiti e permalosi hai offeso coll'odore infesto del tuo baccalа! Quante spregiate crete Versвr fonti indiscrete dalle tue altane e dalle tue finestre plebee sul capo dell'ansioso visitatore delle vetuste tue glorie! O Venezia, o, come ci piace meglio, Vinegia, tanto straordinariamente bella e fantastica e divina, quanto, in certe parti, difettosa e incomoda e talora fetente! O regina dell'Adriatico, o donna di duplice aspetto, che rendi veraci tutte le descrizioni perchи, al pari della fata Alcina, ti mostri in apparenza di vegliarda a mettere in fuga chi pure и venuto a visitarti colle migliori intenzioni; ma per chi ben ti contempla, sei bella e giovane ed attraente e divina cosм, da ammaliare Ruggero. Ma la colpa и di chi ha sempre voluto descriverti da un lato solo; e dei pittori di prospettiva che non sanno altro che far ripetizioni eterne della tua piazza e del tuo palazzo Ducale.

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